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Brexit e mercato immobiliare: ancora troppo presto per tirare le somme

Riflettori ancora accesi sulla Brexit, e su come saranno regolamentati i rapporti tra Regno Unito e il resto dell’Europa. Se oggi è ancora troppo presto per dire come continueranno i rapporti tra Londra e l’Europa, quello che si può anticipare è che queste tensioni si andranno a ripercuotere sui prezzi delle abitazioni. Non solo su quelli di quest’anno, ma anche su quelli del 2020.

Secondo un recente rapporto della società di consulenza KPMG, il mercato immobiliare inglese nel 2020 potrebbe registrare un calo del 6,2%. Londra è la piazza che potrebbe risentirne di più, segnando un calo del 7%.

Ma cosa andrà ad incidere sui valori del Real Estate? Senza dubbio a pesare sono le incertezze che possono derivare dalla Brexit. E’ importante, infatti, ricordare che dopo  il 2016, anno del referendum sul Leave o Remain il mercato residenziale britannico è rimasto sostanzialmente fermo: allo scorso giugno i prezzi erano aumentati di un leggero 0,9% su base annua.

Prima del 2016 comunque (parliamo dei 3 anni precedenti) il prezzo delle abitazioni era cresciuto di un buon 8%: questi erano i dati che si potevano evincere dal registro delle proprietà. Poi è iniziato il rallentamento: due sono state le motivazioni che l’hanno causato. Le incertezze legate alla Brexit e la cosiddetta imposta di bollo Stamp Duty Land Tax (sdlt) , una tassa sugli atti legali documentati che grava sull’acquisto di immobili rimodulata nel 2014.

KPMG ritiene che, comunque vada, la Brexit continuerà a pesare sul real estate britannico anche dopo il 31 Gennaio prossimo. Il mercato immobiliare registrerà un aumento nel 2020 dell’1,3%, mentre rimarrà leggermente negativo nella fine di quest’anno.

La stessa KPMG  pone l’attenzione su un’altro aspetto: con il prezzo delle abitazioni leggermente in flessione il loro rendimento risulterà migliore rispetto alle crisi del 1990 e a quella del 2008.

Nella crisi degli anni Novanta c’era stato un calo cumulativo del 20% tra il 1989 e il 1993, con un picco dell’11% nel 1990. Il crollo è stato ancora più pronunciato nel 2008, quando i prezzi sono diminuiti del 15%. Dall’inizio del 2017 ad oggi, complessivamente, il 68% degli immobili a Londra ha perso valore: un calo dovuto sostanzialmente al forte deprezzamento della sterlina nei confronti dell’euro e del dollaro.

Allontanandosi dall’analisi di KPMG, molti operatori riferiscono che nel 2019 a Londra i valori registreranno un calo di circa il 4% rispetto al 2018. Analizzando il numero di compravendite concluse è possibile scoprire che nei primi 6 mesi del 2019 sono state registrate meno di 40 mila transazioni, il 18% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Questo dato è da imputare soprattutto al continuo rinvio della decisione di Brexit.

Secondo alcuni osservatori, il trend potrebbe anche invertirsi o almeno fermarsi. Il calo dei prezzi potrebbe allinearsi con il potere di acquisto delle famiglie e a quel punto il mercato comincerà a respirare. Per avere conferma di questo, è necessario considerare i tempi di permanenza media sul mercato di un immobile, dagli 89 giorni di gennaio si è passati ai 72 di maggio.

Di Pierpaolo Molinengo

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